Francesco Aloe "Vertigine"


MERCOLEDI' 26 NOVEMBRE ore 18,00

presentazione del romanzo di

Francesco Aloe "Vertigine"

(0111 edizioni)

Con l'autore interverra' Filippo Trevisani

"Vertigine" e' il romanzo d'esordio di Francesco Aloe. Protagonista e' Frank, detective italiano che vive a Oslo. Appassionato di misteri legati al 2012, vede cambiare la sua vita quando deve indagare su un omicidio avvenuto a Undreal, piccolo villaggio della Norvegia.
Un po' thriller e un po' noir, "Vertigine" e' un romanzo violento e delicato, crudo e romantico, introspettivo ma d'azione.Il lettore si trova proiettato in un mondo di menti fragili, un luogo non comune, da esplorare.

Francesco Aloe e' nato a Catanzaro nel 1982.Dopo avere vissuto
tra Parigi e Madrid, si trasferisce a Bologna, pur continuando a viaggiare molto. Laurea
to in lingue e letterature straniere, lavora presso l'Universita' di Bologna.Ha recentemente iniziato la stesura del secondo romanzo.
Anche con "Vertigine", la Zerounoundici edizioni aderisce
a "Un aiuto a colpi di penna", che prevede che una parte degli incassi del 2008 derivanti dalla vendita dei libri venga devoluta all'AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro).

La situazione contributi viene aggiornata sul sito della casa editrice (http://www.0111edizioni.com/), periodicamente ed in modo trasparente.


3 comments:

fabrizio said...

Bellissima serata mercoledì! Complimenti a Francesco, che riesce a dire cose interessanti senza annoiare. Un dono che hanno in pochi. E Vertigine è un romanzo bellissimo!
Bella libreria, non ero mai entrato. Complimenti a tutti!

Mariangela said...

Sembra che Dio si sia dimenticato di Undredal e delle sue quattro case. Pare che solo qualche Ufo ne sorvoli i cieli.
Il paesaggio ha un che d’ irreale. Sconvolto dalle tempeste di vento e neve, che rendono innaturale l’ambiente e apparentemente mansueti i cittadini, come se da temere ci fosse solo il clima e non quello che si nasconde nei labirinti reconditi dell’anima.
Il freddo piega in due le ginocchia, brucia sul viso, lasciando addosso la sola forza necessaria per sopravvivere. È un freddo che rende inerti. Che annienta le volontà. Annichilisce la mente, a discapito del giusto e della ragione.
È un freddo che induce alla fretta, all’approssimazione. Infonde il desiderio di fuggire.
Lo stesso desiderio che sente Frank.
Qualche bicchierino di whisky di troppo e il pensiero costante di Lei lo aiutano a mantenersi vivo, ad impedirsi di cedere a quel gelo che non gli appartiene, all’ indifferenza di quella terra, alla solitudine che lo consuma piano.
Alla malattia dei nostri tempi: le “vertigini” che lo spirito soffre davanti alla smania del successo, dell’esserci a tutti i costi. E in sottofondo il terribile senso di inadeguatezza che si insinua lentamente, lasciandoci in balia delle nostre inconfessate paure e deliranti ambizioni.
Assistiamo, mediocri e fragili, ai colpi sistematici e fatali che il destino ci riserva.

Tra avvistamenti di navicelle spaziali, cornetti caldi e Berette, al limite tra falsi messia e sette sataniche, si spiega la storia di questo folle progetto di morte che vede coinvolti innocenti e presunti tali, e che solo una mente intinta di dolore ma presente a se stessa può decifrare, rompendo i silenzi posticci con la potenza della vendetta.
La prosa di Aloe è molto simile a quella di Ammaniti, esponente di un genere letterario “pulp”. Si caratterizza perché secca, asciutta e telegrafica. Sono rari i momenti in cui troviamo periodi complessi. Quello che l’autore vuole trasmettere è probabilmente l’immediatezza dell’atto rispetto alla gradualità del pensiero. L’abisso che passa tra reazione e meditazione.
Quello di VERTIGINE è un mondo dominato dal caos, dalla follia. Il regno del relativismo lo si respira proprio attraverso il metodo narrativo. Aloe dispone i personaggi e poi si diverte a guidare il lettore, ponendolo nelle diverse e contrapposte prospettive. Ci si imbatte quindi in una scena, potendola vivere accanto all’innocente e all’assassino. Gustando le sensazioni dell’uno e dell’altro, penetrandone le più dissimulate introspezioni.
Manipolatore delle azioni umane, Aloe ama giocare con l’imprevedibilità ed inevitabilità della vita, delle sue maledette coincidenze, delle sue occasioni mancate, sapendo catturare negli occhi dei personaggi l’orrido e l’amaro, ma anche l’amore e la speranza.
Aloe è come un pittore e in questo avvincente quadro possiamo scorgere gli aspetti curiosi, spesso drammatici ma fortunatamente anche ironici, delle gesta di ognuno di noi.



Mariangela Luccarelli

Piero said...

Avrei voluto esserci ma non ce l'ho fatta! Peccato. Appena arriva il libro corro a prenderlo. Me ne stanno parlando benissimo. Bravo Francesco!