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"LE STAGIONI DEI CINNI" di CLAUDIO BOLOGNINI

SABATO 11 DICEMBRE ore 18,00

CLAUDIO BOLOGNINI
presenta
"LE STAGIONI DEI CINNI" (Minerva Edizioni) con la voce e la chitarra di FAUSTO CARPANI ad accompagnarlo.

Lo scorso anno, in questo periodo, presentavamo qui in libreria "L'almanacco dei cinni", un volume che ha colpito davvero molti lettori attenti alle "cose bolognesi" per la grazia e la leggerezza con cui era raccontato il tempo della Bologna degli anni cinquanta, vista con gli occhi di chi era allora, per l'appunto, un cinno.

Sabato quei cinni ritornano, per raccontarci altre storie ed altri aneddoti.

Al tempo dei cinni i mesi scivolavano lentamente, settimana dopo settimana, giorno dopo giorno, ora dopo ora, persino i minuti duravano un’eternità e le stagioni, come d’incanto, recavano con sé una nuova meraviglia. Il primo giorno dell’anno si facevano di rito gli auguri, casa per casa. La notte più lunga era quella in attesa della Befana. Erano anni in cui la fine dell’estate era decretata dalle prime radiocronache di “Tutto il calcio minuto per minuto”. L’inizio ufficiale dell’autunno, invece, era sancito dal primo giorno di scuola e l’apparire dei primi grembiulini neri. Fino a quel momento, infatti, era sempre e comunque estate, perché “estate” stava a significare vacanze scolastiche. La scuola iniziava puntualmente il primo di ottobre , ogni anno, quando qualcuno non aveva ancora terminato il temibile libro delle vacanze. Le stagioni avevano davvero qualcosa di prodigioso. E mentre il tempo scorreva lentamente, i cinni iniziavano timidamente ad affacciarsi sull’uscio del mondo degli adulti.

CLAUDIO BOLOGNINI ha già pubblicato, oltre a "L'almanacco dei cinni", svariati romanzi: "L'albero dei rusticani" (Giraldi), "Apache" (Limina), "Il posto delle viole" (Giraldi), "La ballata di Dante Canè" (Renoedizioni), "La casa di Garibaldi", (Nerosubianco)












CLAUDIO BOLOGNINI presenta "LA CASA DI GARIBALDI"

MERCOLEDI' 19 MAGGIO ore 18,00

CLAUDIO BOLOGNINI
presenta il suo nuovo romanzo
LA CASA DI GARIBALDI
(edizioni Nerosubianco)

Letture di Sergio Dell’Aquila
musiche di Paolo Buconi

Nel borgo emiliano di Raniopo, c’è una vecchia casa - da tutti chiamata “La casa di Garibaldi” – dove ora vivono due sorelle ucraine. Un tempo ci abitava Carlo, che adesso torna nella casa natale e conosce le due donne. Maja fa l’unico mestiere concesso a una giovane donna dell’est. Natascia invece è la badante di Stalin, un vecchio partigiano che abita di fronte.
Riemergeranno antiche vicende accadute attorno a quelle mura: i partigiani nella resistenza, il fervore risorgimentale del 1859, gli scioperi del 1911, il preludio del fascismo e persino passioni motociclistiche nel 1954.
La storia ci consegna due matrimoni nella stessa giornata, tra usanze ucraine e tradizioni emiliane, nell’aia della casa di Garibaldi. Una festa ma anche una protesta contro l’intenzione di abbattere proprio quella vecchia casa.
L’autore dipana una narrazione con tono leggero, sospesa tra il passato e il presente, che dona al romanzo un’aurea quasi favolistica.

CLAUDIO BOLOGNINI
è nato a Bologna nel 1954. Nel 2000 ha pubblicato il libro di racconti “L’albero dei rusticani” (L’idea edizioni), il romanzo “Apache! – ovvero l’esordio di Piulina in serie A” (Limina 2003), una nuova edizione de “L’albero dei rusticani” (Giraldi 2004), il romanzo “Il posto delle viole” (Giraldi 2008), “L’almanacco dei cinni (Minerva edizioni 2009) e il romanzo biografico “La ballata di Dante Canè”
(Renoedizioni 2010).












Le altre immaggini dell'incontro
si possono visionare a questo link (clicca)

"L'ALMANACCO DEI CINNI" di Claudio Bolognini

MERCOLEDI' 2 DICEMBRE ore 18,00

"L'ALMANACCO DEI CINNI"
di Claudio Bolognini

interverranno
Antonio
Faeti e Fausto Carpani
(Minerva Edizioni)

Il volume e' impreziosito dalle traduzioni in dialetto bolognese di FAUSTO CARPANI e LUIGI LEPRI e dalle immagini di WALTER BREVEGLIERI.

Ecco un libro che ci riporta ad un tempo che sembra ormai fiabesco, quello della Bologna degli anni Cinquanta e Sessanta.
"L'almanacco dei cinni" e' una sorta di abbecedario illustrato, che, dalla A alla Z rievoca svaghi e modi di dire e di vivere di allora: cerbottane e zoppa galletto, coperchini e favole.
E per dare maggiore sapore al racconto, la versione in dialetto bolognese di due indiscussi maestri, Fausto Carpani e Luigi Lepri.

Mercoledi' prossimo alla libreria Irnerio una deliziosa "Madeleine" di Claudio Bolognini , un atto d'amore non banale per Bologna.

Per descriverlo, niente di meglio della prefazione che Antonio Faeti fa all'opera:

UNA STORIA SEGRETA - DI ANTONIO FAETI

Non tutti possiamo avere avuto una nonna che ci preparava preziose tisane, una mamma che ci parlava di madame de Lafayette, una straordinaria domestica perfino capace di scrivere un bel libro su di noi e di procurarci squisiti biscottini alsaziani adatti a far fiorire i ricordi perfino nella testa
dello smemorato di Collegno, non tutti, dunque, siamo simili al signor Proust, quello dei sette volumi pieni di memorie. Però, come Marcel poteva contare su due "parti", ovvero due universi, due tipi di esistenze, anche
io, nel mio piccolo, ho avuto due mondi, e li ho ancora perché, se ne ho voglia, io posso andare dalla parte di via San Felice oppure dalla parte di via Orfeo, ovvero ripercorrere la strada in cui sono nato oppure quella in cui ho trascorso l¹infanzia e l'adolescenza. Però d'ora in avanti, quando sarò indeciso tra la parte di Swann o quella di Guermantes, io avrò comunque sempre con me il libro di Bolognini.

E' un libro così delizioso, così sognante, così colto e gentile da rammentare non solo quanti hanno elogiato la memoria, come Marcel, ma anche quanti hanno ricordato le virtù della leggerezza, come Calvino.
E, nel dire che è piacevole come ben pochi testi di oggi, nell'affermare che, leggendolo, si è presi da un incantesimo ben difficile da decifrare, non si deve però sottovalutare l'importanza oggettiva che il libro davvero possiede perché è un testo indispensabile a chi intenda davvero occuparsi di storia dell'infanzia. E allora si lascia Proust per accostarsi a Bertold Brecht, al poeta che, in una sua memorabile poesia si chiedeva non i nomi dei re e dei generali, ma quelli dei cuochi e dei muratori.

Anche oggi, dopo tanti libri belli e preziosi, la storia dell'infanzia è purtroppo ancora affidata al succedersi di mode, di tendenze, di velleità, di capricci. E' sempre giusto usare, come benissimo fa Bolognini, un raffinato "metodo indiziario" che procede con cautela, con acuto senso della misura.
Brandelli di gomma, onnipresenti reperti di fil di ferro, annunci rari di una plastica di là da venire, stoffe, sensazioni, microstoria dell'igiene, paure, fantasie, condizionamenti, vocazioni: tutto rivive nelle pagine del paziente ricercatore che, restando poeta, ha voluto però darsi anche un metodo.

Si tratta, qui, sempre di cogliere un vero pretesto dilatandone sempre la
presenza dell'immaginario. Così una piccola ferita spinge a rammentare come
ci si potesse lavare saltuariamente, la descrizione dei presupposti di una
confessione fa riflettere su una sessualità che è già post-freudiana anche
se rammenta il concilio di Trento.
Non solo per la stupenda sonorità del nostro dialetto, fatto poeticamente
rivivere da due studiosi artisti, non solo per il reperimento di tracce e di
allusioni, ma per una specie di sottaciuta storia segreta che si disvela a
chi possiede le chiavi di decifrazione, è poi Bologna, la protagonista
autentica di questi deliziosi frammenti. Lei, con il suo mistero di luci e
ombre, di piazzette, chiese, portici, mura, negozi, osterie, ha abbracciato,
motivato, accolto queste grida festose, queste astuzie bambine, queste
ribalderie intrise di Rito e volte a guardare il Mito.

Un libro, quindi, su Bologna, ma non come quelli da falsa coscienza di chi
non sa e fa finta di sapere. Un libro degno del poeta Domenico Gnoli che
interroga i sepolcri dei bambini nel Foro Romano, e chiede cosa sanno di
Cesari e Imperatori, ma i morti rispondono: noi amavamo solo i nostri
giochi. (A. Faeti)

Con una presentazione cosi', non possiamo che attendere, ammirati e curiosi, mercoledi' pomeriggio.

Vi aspettiamo!
Cinzia, Manuela, Raffaella, Rita.















Le altre immagini di questo incontro
si possono visionare a questo link (clicca)


CLAUDIO BOLOGNINI presenta IL POSTO DELLE VIOLE

MERCOLEDI' 21 MAGGIO ore 18

IL NUOVO ROMANZO DI



IL POSTO DELLE VIOLE
Giraldi Editore

Primi anni sessanta: un piccolo borgo come tanti in Italia. In paese ci sono Cinquetreotto, Celentano, Gallo, Napoli e Striscio, un barbiere somigliante in maniera straordinaria a Enrico Berlinguer. Ecco poi Marta e Ricky, due bambini che rincorrendo l’arcobaleno s’imbattono in una fattucchiera e nella profezia sul posto delle viole.
Un posto che i due piccoli amici ravviseranno tra le pagine di un libro, un vecchio romanzo sfogliato di nascosto nel gabinetto comune a tutto il caseggiato.
L’infanzia scorre tra la lettura di Pinocchio, il gioco del dottore, “mestieri muti”, le fate di Monte Adone, la partigiana Edera, lo spauracchio di finire tra i discoli e proverbiali soprannomi. Celentano canta impeccabilmente le canzoni del famoso Adriano, il solfanaio Gallo s’arrabatta tra polli e cianfrusaglie, Napoli vende frutta e verdura con il suo furgoncino, Striscio tosa senza scrupolo i capelli ai bambini e Cinquetreotto abbaia vagabondando per le strade con la sua zampetta sciancata.
Gli anni passano in fretta per Marta e Ricky: il collegio dalle suore e mille proibizioni, il bar del Lurido e fantastici giocatori di biliardo, la comune hippy e l’amore libero, la naia, la curva dei matti e i primi turbamenti sentimentali.
Il tempo fluisce scandito dalle cronache e dai fermenti di quegli anni: la bomba al traliccio di Segrate con la morte di Feltrinelli, l’attentato al treno Italicus sulla Direttissima dove aveva lavorato il nonno di Marta, le elezioni politiche del 1976, il convegno di Bologna nel settantasette tra i cortei degli autonomi e il totem di Arnaldo Pomodoro colorato dagli indiani metropolitani, i mondiali di calcio vinti in Spagna nel 1982 e il funerale di Enrico Berlinguer, o meglio di Striscio come ormai tutti in paese chiamavano il segretario del PCI.
Nel frattempo Marta è diventata maestra elementare e nella sua classe si rielaborano fiabe popolari; avrà una figlia ma resterà ragazza-madre, come allora si usava dire.
Una figlia chiamata Valentina, come la donna astronauta sovietica del 1963, che però crescerà negli anni ottanta, tra l’eco del disastro di Chernobyl e i racconti della mamma sul posto delle viole.
Riccardo invece si sposerà, ma il suo matrimonio finirà presto e si cullerà tra i ricordi dei giochi dell’infanzia e le musiche degli anni settanta. Si troverà poi ad aggirarsi tra i cantieri dell’alta velocità e penserà spesso alla antica profezia.
Si avvicina finalmente l’equinozio di primavera del duemila, il momento magico della predizione. Sarà Valentina, la figlia ormai ventenne di Marta, a svelarci se si realizzerà davvero.
E lo farà a due voci: una volta farà narrare a Ricky e l’altra sarà Marta a raccontarci la storia del posto delle viole.

Nei suoi precedenti libri (“L’albero dei rusticani”, “Apache! – ovvero l’esordio di Piulina in serie A”) Claudio Bolognini ci raccontava l’infanzia e l’adolescenza negli anni sessanta e settanta. Invece in questo romanzo, pur partendo dall’infanzia negli anni sessanta, ci conduce sino all’alba del nuovo millennio. Una scrittura lineare, pulita e garbata, ci accompagna attraverso gli ultimi decenni del novecento italiano. Eventi nazionali e semplici vicende dei due protagonisti, così simili a tanti coetanei di quel periodo, s’intrecciano e scandiscono con efficacia la lieve e suggestiva trama del posto delle viole.

Alla presentazione del romanzo, assieme all'autore partecipano il gruppo di giovani critici del Liceo Copernico di Bologna coordinati da Maria Luisa Vezzali.